COO.BRA
Coordinamento Bracciantile saluzzese
Solidarietà, presa di coscienza e riconoscimento reciproco: 300 sans papiers in marcia da Bruxelles ad Anversa

https://www.autistici.org/webmail/3/?_task=mail&_action=get&_mbox=INBOX&_uid=3148&_part=3&_mimewarning=1&_embed=1&_extwin=1Riceviamo da Luca, compagno del coordinamento bracciantile che attualmente si trova in Belgio, una cronaca dettagliata della marcia dei sans papiers da Bruxelles ad Anversa, che si è tenuta il 14 e 15 febbraio scorso, e delle loro rivendicazioni.

14-15 febbraio marcia Bruxelles-Anversa

Negli ultimi mesi il fronte d’azione dei migranti è sceso in piazza circa tre volte alla settimana per chiedere al governo belga un confronto. Il 14 e 15 di febbraio, per rendere concreta questa serie di mobilitazioni, i Sans Papiers hanno deciso di attraversare il paese marciando da Bruxelles ad Anversa. Circa 300 Sans Papiers e attivisti sono partiti dal palazzo occupato della zona di Molenbeek (simbolo della lotta dei sans papiers in belgio), quartiere periferico prevalentemente abitato da arabi di religione musulmana, per dirigersi verso Anversa.

In cammino verso Anversa, i Sans Papiers hanno deciso di visitare le Caserme Dossin a Mechelen simbolo dell’occupazione nazista in Belgio. Le caserme Dossin sono state un campo di prigionia tedesco, riaperte nel 1942 per deportare ad Auschwitz ebrei e zingari: il numero dei prigionieri transitati nel campo è di circa 26000 persone. Lasciate le caserme di Dossin i Sans Papiers si sono diretti verso Fort Breendonk a pochi chilometri da Anversa, Fort Breendonk è una fortezza utilizzata dai nazisti dal ’40 al ’44 come campo di concentramento e di lavoro: si calcola che vi siano state recluse circa 3600 persone e che ne siano morte circa 400. Lasciato il Forte, i Sans Papiers si sono diretti verso il cimitero di Hoboken, per rendere omaggio ai clandestini ritrovati morti nel 1995 all’interno di sacchi di cacao, in una nave transitata nel porto di Anversa.

Entrati ad Anversa, i Sans Papiers di Bruxelles sono stati accolti dai Sans Papiers di Anversa (Mezopa). Molti di loro sono stati intervistati ed hanno raccontato le loro storie, le ragioni per cui sono scappati dai loro paesi e per le quali vogliono rimanere in Belgio, ottenendo il loro diritto a lavorare e ad esistere. In un intervista a Jocob Konneh della Liberia riportata dal quotidiano on line fiammingo “De wereld morgen”, Konneh dichiara che i Sans Papiers non possono tornare in patria a causa del virus “Ebola”, a causa del quale molte persone stanno ancora morendo. Anch’egli ha perso lo zio e tre cugini. Konneh spera che la marcia susciti interesse nell’opinione pubblica ed attenzione da parte del governo belga. “Mi sforzo ogni giorno per ridere nella speranza che mi senta meglio, ma è difficile, come se vivessi in una prigione, vedere tante opportunità nel paese ma non avere la libertà”.

Molti Sans Papiers lavorano per imprese belghe da anni, ma, ovviamente, essendo irregolari, lavorano in nero, senza alcun contratto lavorativo, nessun diritto e nessuna previdenza sociale.

Negli ultimi 15 anni le richieste di asilo in Belgio sono drasticamente diminuite, dalle 42.000 richieste nel 2000 si è arrivati oggi a 15.000. Malgrado ciò, una domanda su due viene respinta. A livello fiscale è stato accertato che gli immigrati apporterebbero alle casse belghe circa 3.500€ per individuo. Malgrado ciò, il ministro per l’immigrazione Theo Francken impone le espulsioni e allunga l’elenco dei paesi che il governo belga dichiara “sicuri”, così da semplificare le modalità di espulsione. Questo perché i Sans Papiers, riuniti nel fronte d’azione dei migranti, continuano a rivendicare il loro diritto alla libertà ed alla dignità umana, libertà che permetta a loro di partecipare attivamente alla vita culturale, economica, sociale e soprattutto politica del paese.

Ad oggi, l’ottanta per cento dei Sans Papier del Fronte d’Azione dei Migranti si è visto respingere la domanda di asilo, nonostante la convenzione di Ginevra e diverse direttive europee richaimino gli Stati a proteggere i profughi di guerra ed altre categorie vulnerabili.
Le organizzazioni che lottano insieme al Fronte d’Azione dei Migranti dichiarano che la regolarizzazione del governo belga del 2009 si è rivelata un insuccesso: migliaia di persone non ne hanno potuto beneficiare e la regolarizzazione tramite inserzione lavorativa si è rivelata precaria o inesistente. Ciò costringe decine di migliaia di persone alla pura sopravvivenza, nascosti nelle nostre città.

Viene richiesta da parte delle organizzazioni l’instaurazione di una procedura di regolarizzazione di cui possano beneficiare tutti e tutte, che si svolga davanti ad una commissione indipendente e che si basi su cinque criteri sanciti per legge:
1_che il permesso d’asilo abbia una durata di almeno 3 anni
2_la garanzia di non essere rimpatriati nel paese di origine, richiedendo lo stop all’espulsioni
3_l’esistenza di legami sociali e lavorativi duraturi nel paese per presentare domanda di regolarizzazione
4_l’avere un progetto per ottenere un contributo socio-economico
5_essere gravemente malati o diversamente abili

Il FAM – Front d’Actions des Migrants (FAM) – è composto da: collectif Mobilisation 2009, La Voix des Sans­papiers,
Goupe Ebola, Collectif des Afghans, Mrax, Crer, Resf, Kids Parlement.

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