COO.BRA
Coordinamento Bracciantile saluzzese
Casa e Residenza: Botta e risposta sulle motivazioni del corteo spontaneo per la casa a Saluzzo
Categories: [COO.BRA Saluzzo]

Riportiamo una lunga conversazione che si è tenuta via social network (in attesa di costruire spazi fisici di discussione pubblica allargata, che su questi temi, per il momento, non ci sono), dove si chiariscono due temi centrali portati dal corteo spontaneo per la casa di domenica scorsa, ma che non vi è stato alcuno spazio per tematizzare: “Casa” e “Residenza”, che lavoratori e disoccupati (di cui moltissimi rifugiati) accampati al Foro Boario, così come negli altri Campi Coldiretti e Caritas sparsi su tutto il territorio, si vedono in larga parte negate.
Riportiamo questa conversazione perchè ci sembra utile, in vista della prossima conferenza stampa che il Coordinamento Bracciantile Saluzzese terrà, insieme ai lavoratori e disoccupati, per entrare nel merito della precarietà abitativa di chi si vive per mesi in una tenda o in un container e che è strettamente legata allo sfruttamento lavorativo vissuto nelle campagne del saluzzese.
Nel corso della conversazione parliamo di “diritto all’abitare” e “diritto alla residenza” non per professione di fede nella logica di un diritto che – è evidente – non è mai uguale per tutti. Lo facciamo perchè ci sembra un primo modo utile e comprensibile per comunicare con chi vive a Saluzzo.
Come risulterà evidente dallo scambio, però, anche parlare molto banalmente di “diritto all’abitare” e “diritto alla residenza”, riconosciuti dalla carta costituzionale elaborata nel dopoguerra, a Saluzzo, nel 2014, è considerato eversivo. Non da parte di persone qualunque, bensì da parte di professori universitari di diritto. Ciò rende bene la cifra del contesto nel quale ha preso vita la manifestazione per la casa di domenica scorsa e rinforza la nostra determinazione nell’intervenire insieme a lavoratori e disoccupati, migranti e rifugiati, sulle questioni – Casa, Lavoro, Salute e logica dei “Campi” – che interessano chi da mesi, non per scelta, vive e lavora in condizioni molto dure, spesso di sfruttamento, senza un tetto sulla testa e che magari vorrebbe fermarsi a Saluzzo invece di essere costretto a spostarsi continuamente da nord a sud, da est a ovest, in condizioni di grave precarietà.

Campo Solidale Saluzzo
A proposito dell’ultimo post del Coordinamento Bracciantile Saluzzese ***.
Purtroppo l’unico effetto prodotto dalla manifestazione di domenica dei migranti stagionali è stato quello di ridare fiato agli atteggiamenti xenofobi che, pur covando sotto la cenere, quest’anno, grazie al minimo di accoglienza realizzata nel Campo Solidale, non si erano fatti molto sentire.
E’ inutile che il Coordinamento Bracciantile Saluzzese si sdegni per la “stomachevole ideologia fascista e razzista” di Forza Nuova, quando sono proprio le azioni avventate del Coordinamento a dare forza a quei rigurgiti.
Purtroppo non ci si può aspettare saggezza da chi ha la presunzione di agire sul presente senza aver imparato nulla dalla storia.

[*** post del Coordinamento Bracciantile Saluzzese ]
SALUZZO – SABATO 18 OTTOBRE ALLE ORE 10.00 PRESENZA ANTIFASCISTA IN SOLIDARIETA’ ALLE LOTTE DI LAVORATORI E DISOCCUPATI MIGRANTI E RIFUGIATI

Domani mattina – sabato 18 ottobre – dalle ore 10.00, presenza antifascista e antirazzista a Saluzzo, in solidarietà alle lotte di lavoratori e disoccupati migranti e rifugiati. Invitiamo tutti e tutte gli antifascisti e gli antirazzisti a venire al campo del Foro Boario per portare sostegno ai migranti ed ai rifugiati che da quasi 6 mesi vivono accampati alla periferia della città – lavorando in condizioni precarie in agricoltura o essendo disoccupati – e di cui una parte vorrebbe fermarsi sul territorio, non avendo un altro posto dove andare. Domenica scorsa queste persone hanno manifestato la loro esistenza attraversando il centro cittadino e portando all’attenzione della città uno dei bisogni che per loro – così come per chiunque a Saluzzo e altrove – è fondamentale: la casa. Durante il corteo molte persone hanno compreso il contenuto portato dai manifestanti e solidarizzato attraverso applausi di condivisione. Nel contempo, altri hanno utilizzato vigliaccamente i social network per alimentare un malcontento ignorante, cavalcando la sterile contrapposizione “residenti / stagionali” e “italiani / migranti”, invece di provare ad aprirsi al confronto con chi, nella crisi, è più esposto alla precarietà ed è anche privato di un luogo di espressione politica e visibilità pubblica, non avendo nemmeno un luogo di residenza. Ciò che i lavoratori ed i disoccupati senza tetto hanno provato a comunicare domenica è che solo attraverso l’unione con i saluzzesi precari, disoccupati, a rischio sfratto o in mezzo ad una strada si potrà avviare un percorso di cambiamento per chi subisce in maniera più violenta gli effetti della crisi.

La lotta dei migranti e dei rifugiati è una lotta di tutti e tutte.

La sedicente presenza che Forza Nuova ha ventilato di voler portare a Saluzzo sabato, quindi, è squallida e totalmente inappropriata. A coloro che pensano di poter sfruttare come parassiti l’energia costruttiva ed utile a tutti portata in piazza domenica, per promuovere una stomachevole ideologia fascista e razzista buona solo a fomentare una guerra tra poveri che freni ogni spinta al reale cambiamento della società, noi rispondiamo che non avranno spazio. Anche a Milano, domani, i fascisti ed i razzisti proveranno a farsi vedere, a caccia di consensi rispetto al nulla che propongono. Noi risponderemo ogni volta che proveranno ad alzare la testa, a Saluzzo come altrove.

Nelle nostre strade, nessuno spazio ai fascisti ed ai razzisti.

Appuntamento per tutti e tutte gli antifascisti e le antifasciste domani, sabato 18 ottobre, a Saluzzo, alle ore 10.00, presso il campo del Foro Boario, per una presenza in solidarietà alle lotte dei lavoratori precari e dei disoccupati migranti e rifugiati.

‪#‎vogliamorestareasaluzzo‬
‪#‎casapertutti‬

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COMMENTI:
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Giulio Viola
chiedo scusa ma mi sfugge la relazione causale:
accoglienza del campo solidale-> diminuzione di atteggiamenti xenofobi
nonchè quella tra:
azione di domenica scorsa->maggiore forza ai rigurgiti fascisti

Canaglia X (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
ma che pensierone! Sarà colpa degli operai che occupavano le fabbriche l’avvento del fascismo (a proposito di storia).
….e per tornare all’odierno, se x i fascisti va tutto bene se stanno rinchiusi ai margini della città e nn prendono mai parola, allora per non solleticare i pruriti dei razzisti, tutti zitti…questo è allucinante.
buona serata

Campo Solidale Saluzzo
Per Giulio.
La relazione “accoglienza del campo solidale-> diminuzione di atteggiamenti xenofobi” sta in questo: se non c’è accoglienza la presenza dei migranti diventa oggetto di scontro tra posizioni accoglienti e posizioni respingenti e nello scontro i respingenti trovano occasioni di visibilità e propaganda. Quest’anno a Saluzzo non è stato così, grazie a Campo Solidale. La relazione “azione di domenica scorsa->maggiore forza ai rigurgiti fascisti” sta in questo: si è verificato proprio quello che si è detto sopra, cioè l’azione rivendicativa dei migranti è stata vista come un’intollerabile minaccia per i presunti “diritti” dei saluzzesi e ha alimentato l’ostilità xenofoba.
Per Canaglia X.
Nessuno ha mai detto che si deve stare tutti zitti!. Avevamo scritto “Questo, lo ripetiamo, non significa rinunciare a lottare, ma significa pensare a farlo in un modo più efficace e costruttivo, magari altrettanto clamoroso, ma conoscendo in quali spazi agire, quali sono le forze in campo, quali gli interlocutori effettivi, quali gli strumenti adeguati”. Nel “biennio rosso” le forze progressiste erano cresciute realmente, avevano creato consenso, avevano raggiunto certi obiettivi, si muovevano in un contesto internazionale favorevole. A Saluzzo si è sbagliato interlocutore, non ci si è dato un obiettivo praticabile, ci si è mossi senza cercare intese e non si è ottenuto nulla

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Buonasera, senza entrare nel merito di quanto espresso nel post, che trovo estremamente sconfortante, e vincendo la resistenza a commentare esternazioni che ritengo utili a solo ad intavolare lunghe e poco utili diatribe online, vorrei porre al Campo Solidale Saluzzo alcuni quesiti in merito al commento riportato qui sopra.
1) Perchè si è sbagliato interlocutore?
Un primo interlocutore è stata la cittadinanza, attraverso un messaggio letto a più riprese durante il corteo spontaneo: è sbagliato comunicare e rendersi visibili ed udibili agli occhi ed alle orecchie di persone residenti sullo stesso territorio?
Un secondo interlocutore è stato il comune: siete al corrente di ciò che avviene nel resto d’Italia rispetto alla reale emergenza abitativa che sempre più persone vivono sui territori e – nel contempo – alle politiche abitative messe in atto a livello centrale? Spesso sono i comuni gli unici interlocutori ad essere disponibili al confronto su questo problema. Ciò vale in particolare per la situazione vissuta dai rifugiati buttati in mezzo ad una strada proprio dallo Stato ed a cui, se non sono i Comuni a riconoscere una residenza, vengono negati tutti i diritti più fondamentali. L’atteggiamento interlocutorio non è però quello dimostrato dal comune di Saluzzo.
In questa precisa fase della stagione, quale sarebbe stato secondo voi un interlocutore più adeguato per provare a tematizzare un bisogno concreto come quello abitativo, per le persone che stanno soffrendo il freddo e sono ammalate, oltre che per quelle che non sanno dove andare quando il campo chiuderà, in particolare per i disoccupati?
(Non entro nel merito del fatto che la questione abitativa ponga delle problematiche diverse per quanto riguarda i lavoratori e che attengono ai – mancati – diritti degli stagionali attualmente contenuti nel contratto agricolo nazionale e provinciale, sui quale si può – forse – incidere in un periodo medio-lungo, mentre il bisogno è attuale).
2) Perchè ritenete che i due obiettivi proposti dalla delegazione non siano praticabili?
Abbiamo letto su questa pagina persone sostenere che la casa sarebbe un diritto a cui le persone accampate al Foro Boario non potrebbero aspirare: è così, secondo voi? Riguardo all’obiettivo di creare un tavolo istituzionale permanente per interlocuire su un piano politico, cosa ne pensate?
3) Perchè ritenete che ci sia mossi senza cercare intese?
E’ un modo per sottintendere anche voi che il Coordinamento abbia orchestrato il corteo per un fine non meglio precisato? Se così fosse, perchè non avremmo portato i nostri contenuti e/o una maggiore presenza in piazza? Ciò che abbiamo fatto nell’ultima settimana, così come negli ultimi mesi, è stato di trovarci a discutere con le persone accampate a Savigliano ed a Saluzzo, assistendo nell’ultima settimana all’emergere di un evidente bisogno abitativo, sia per le condizioni vissute nel campo, sia per l’assenza di prospettive future. Ritenete possibile che le persone accampate abbiano sinceramente queste esigenze e si mobilitino autonomamente? Il fatto che si siano mobilitate, rappresenta per voi un’offesa? Non mi sembra che nessuno dei manifestanti né prima, né durante, né dopo il corteo abbia mosso alcuna accusa alla Caritas, la quale è da tutti riconosciuta come l’unico attore che si è realmente messo in gioco assumendosi ampiamente responsabilità che non dovrebbero competergli.
4) Perchè ritenete che non si sia ottenuto nulla?
Potrebbe essere l’occasione di cominciare a parlare di qualcosa, o no? A mio avviso l’esistente non si migliora nè in maniera automatica, nè a tavolino, evitando di confrontarsi con i soggetti interessati dalle situazioni di disagio e con le loro autonome modalità di espressione. Dunque, cosa si sarebbe ottenuto se non ci fosse stata la passeggiata di domenica?
A tal proposito, ed infine, potreste descrivermi attraverso i vostri occhi che cosa è successo domenica? Grazie.
(p.s. sul nesso di causalità tra mobilitazione dei migranti = avanzamento fascista avrei molto da dire, ma mi riservo di non commentare, perchè lo trovo un sillogismo che davvero non fa onore a chi ritengo dotato di profondità di analisi e conoscenza storica.)

Giulio Viola
capisco. Di conseguenza l’accoglienza offerta dal campo solidale è espressione comune della popolazione saluzzese che ha deciso di essere accogliente e non respingente?
Chiedo perchè da quel davvero poco che so , i cosiddetti respingenti a saluzzo ci sono ancora e c’erano anche prima di domenica
e, se i saluzzesi interpretano come minacciosa una rivendicazione di diritti, il problema è che ci sono persone che rivendicano oppure una lettura non ottimale da parte di chi si sente minacciato (per quanto accogliente)?

Canaglia X (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
veramente il nesso presenza campo>diminuzione xenofobia è un pò deboluccia: se nn sbaglio gli stessi personaggi erano a saluzzo con le banane ad accogliere un ministro nero, e quest’anno, sempre loro, nonostante la presenza del campo a savigliano (caritas) con soli 15 braccianti, hanno appeso striscioni contro la loro presenza…proprio deboluccia come argomentazione.
Per il nesso domenica>aumento xenofobia scrive “l’azione rivendicativa dei migranti è stata vista come un’intollerabile minaccia per i presunti diritti dei saluzzesi”….appunto, nn sarà che hanno qualche problema con i migranti in genere? Provi a farsi un giro sui loro profili e mi dica.

Campo Solidale Saluzzo
caro Canaglia X, mi dispiace proprio ma non possiamo continuare a discutere con chi pensa di ferire l’interlocutore con battutine ironiche piuttosto fastidiose. E’ evidente che non riesce a prenderci sul serio, e questo non riusciamo a sopportarlo

Campo Solidale Saluzzo
Per Cecilia Rubiolo e Giulio Viola.
Per evitare il rischio paventato da Cecilia di intavolare lunghe e poco utili diatribe online, potete dirci sinteticamente quali pensate fossero gli obiettivi che la manifestazione di domenica avrebbe potuto raggiungere?

Canaglia X (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
nel merito nn rispondete? Anche se sono, a vostro parere, fastidioso? In relazione al fastidio e alle modalità se si rilegge il suo post iniziale….
comunque grazie del confronto, ora termino il lavoro e vado a riposare…

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
1) tematizzare nel dibattito pubblico l’esistenza di soggetti autonomi, portatori di bisogni e proposte, come chiunque altro
2) istituire un tavolo di discussione reale in cui tali soggetti potessero sentirsi autorappresentati e potessero interlocuire su un piano politico e non emergenziale o umanitario o di ordine pubblico
3) portare su un piano di discussione politica il disagio abitativo, rendendo quindi possibile il confronto nel merito della situazione, che è molteplice è complessa, essendo sia legata alla condizione lavorativa o di disoccupazione, che alla istituzionalizzazione di un sistema di campi in tutta italia
4) suggerire alcune proposte immediate per far fronte a questo disagio

Giulio Viola
mi sto confondendo: il post iniziale mi sembrava una non molto chiara accusa di generare xenofobia tramite rivendicazioni di diritti e ci tenevo a capire meglio.
Non credevo che il post servisse per discutere degli obiettivi della manifestazione

Alessandro Zanetti
Vi ho tutti tra i miei “amici di penna” perciò ho visto la vostra discussione e mi permetto di interloquire. Storicamente, in epoca moderna, i fenomeni di razzismo trovano alimento in 3 fattori
a) Un tasso di disoccupazione medio-alto che stimola i “datori di lavoro” a promuovere forme di discriminazione funzionali ad ottenere manodopera meno costosa e che abbia meno pretese su condizioni di lavoro, diritti, retribuzioni. Regioni come il Veneto, in cui vigono forme di semi-apartheid (andate a vedere) sono anche tra quelle in cui vi è la più alta concentrazione di migranti occupati nel tessuto delle piccole aziende e in agricoltura. Potremmo chiamarlo un razzismo “di comodo” che – per quel poco che ne so – mi pare molto simile a quello saluzzese
b) Un livello di disagio sociale elevato nella popolazione autoctona che si scopre intimorita dalla concorrenza degli “ultimi arrivati” per l’accesso alle risorse (lavoro, casa, reddito, servizi) a causa della PROPRIA condizione di disagio. Si tratta di quel genere di razzismo che si esprime nei miti metropolitani del genere “agli immigrati danno x euro al giorno”, che sentiamo spesso circolare. Per quel poco che ne so, il problema degli indigeni saluzzesi non è di essere in condizioni di estrema povertà.
c) Esiste infine un razzismo propriamente culturale, che enfatizza le differenze di lingua, cultura, religione ecc. e che esprime e rendecoerenti forme di chiusura nazionalista (o localista) che traggono la loro forza, però, dai due elementi prtecedenti. Prova sia, di tutto questo, che l’Italia nei tempi delle vacche grasse non era affatto un paese razzista, anzi: ricordo negli anni in cui ero giovane, fino al 1990-95, l’entusiasmo con cui lo “straniero” veniva accolto e considerato ospite prezioso.
La Gran Bretagna, uno dei pochissimi paesi europei in cui le tensioni razziali sono gestite e contenute, dopo la grande rivolta di Brixton del 1981 ha inaugurato (o meglio approfondito) una politica di piena integrazione fatta di “azioni positive” che privilegiando interventi più favorevoli ai migranti con il duplice scopo:
a) Di eliminare il gap tra condizioni dei migranti e degli autoctoni in modo da minare alla base le condizioni di concorrenzialità e competizione;
b) Di mettere i migranti stessi di esercitare diritti e perciò da un lato difendersi, dall’altro costruire con le loro stesse mani la propria integrazione. Per chi ha dimestichezza con le scienze sociali, si chiama “empowerment”.
Ovviamente mi rendo conto che in un paese arretrato come l’Italia (Incivile? Stupido? Feudale?) questo politiche sembrano sovversive. In Gran Bretagna, negli anni ‘80 le praticava il governo Thatcher.

Campo Solidale Saluzzo
per Giulio Viola.
E’ vero, abbiamo sbagliato a confondere due percorsi. Non so come aiutarla a capire meglio, se non ribadendo che la manifestazione, non solo non ha ottenuto nulla di quello che si proponeva, ma ha creato una situazione meno favorevole di quella di prima alla presenza dei migranti a Saluzzo. Questi sono i fatti, queste sono le conseguenze negative per i migranti.

Alessandro Zanetti
Beh, ma allora parlo turco… il fatto che una iniziativa di rivendicazione dei diritti da parte di una minoranza deprivata crei “una situazione meno favorevole” per quella stessa minoranza deprivata è pura ignoranza, santo iddio!! Caro “Campo Solidale” non è che siete i primi ad occuparvi di migranti nel mondo. Fraternamente vi suggerisco di farvi un pochino di cultura sulle politiche di “empowerment”. vi assicuro che troverete cose interessantissime non soltanto tra le elaborazioni “di sinistra”, di cui magari potreste diffidare

Canaglia X  (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
caro Campo Solidale Saluzzo, facciamo paripatta tra le mie “ferite, battutine ironiche e fastidiose” con le sue in “avventati, mancanza di saggezza, presunzione e ignoranti (in storia, la mia materia preferita!)” e mi risponde nel merito? .grazie, poi giuro, nn scrivo più.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Gentile Campo Solidale Saluzzo, non so se ha letto il mio commento, comunque riguardo alle “conseguenze negative per i migranti” vorrei dirle che 2 su 4 degli obiettivi che ho citato sono stati raggiunti e per gli altri dipenderà da quali spazi si potranno ricavare per erodere gli attuali rapporti di forza, possibilmente unendosi con altri pezzi in difficoltà economica e/o emergenza abitativa della società locale, così come attraverso la solidarietà di chiunque ritenga che il disagio abitativo e l’assenza di prospettiva di queste persone siano rilevanti, anche se forse non li intende come temi politici e non si è mai confrontato con una presa di parola inaspettata, a partire dalla “strada”, cioè proprio dove quelle persone vivono.
Per concludere, ci terrei davvero se mi potesse rispondere almeno ad uno dei quesiti che ho posto nel mio primo commento: potrebbe descrivermi attraverso i suoi occhi che cosa è successo domenica? Penso sia molto importante per capire i punti di vista da cui partiamo. Grazie e buona serata.

Campo Solidale Saluzzo
per Cecilia Rubiolo.
Quali di questi obiettivi è stato raggiunto? Nessuno, vero? Era proprio necessario agire in modo così eclatante per non ottenere nulla? Non era prevedibile? Noi almeno lo avevamo previsto. Se qualcuno ci avesse chiesto un consiglio, pur non essendo esperti di relazioni sociali, avremmo suggerito che invece di creare una situazione da “black power” ai piedi di Silvio Pellico, era meglio prendere carta e penna e mettere per iscritto le richieste e le proposte.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Black Power ? Che complimento! Veramente, però, ci si è limitati a chiedere un tetto ed un incontro in comune…! Gli obiettivi raggiunti sono, a mio avviso:
1) tematizzare nel dibattito pubblico l’esistenza di soggetti autonomi, portatori di bisogni e proposte, come chiunque altro;
2) suggerire alcune proposte immediate per far fronte a questo disagio.
Per quanto riguarda il “portare su un piano di discussione politica il disagio abitativo, rendendo quindi possibile il confronto nel merito della situazione, che è molteplice è complessa, essendo sia legata alla condizione lavorativa o di disoccupazione, che alla istituzionalizzazione di un sistema di campi in tutta italia”, la strada ritengo sia più che aperta. Vedo però che continua a porre domande senza rispondere ad alcuna.

Anna Maria Sambuci (Brigate di Solidarietà Attiva)
in punta di piedi…gentile Campo Solidale Saluzzo, ricordo una lettera scritta lo scorso anno proprio dai ragazzi che vivevano al foro e che quest’anno erano al Campo. Lettera scritta da loro, nero su bianco, consegnata al Ministro Kyenge e fatta avere al Comune e agli organi di stampa…non mi risulta abbia portato a risposte da parte di nessuno…
Per quel che riguarda lo scaricare addosso ai ragazzi che hanno manifestato domenica scorsa, il risveglio di atteggiamenti fascisti…mi spiace…ma dovete far i conti con una xenofobia dilagante anche a Saluzzo, che se anche tollera i Campi solidali, nasconde una vera natura che si manifesta ogni volta che può. Voi avevate il compito di tenere buoni i poveri negretti, quasi a far capire che sono innocui. Purtroppo sono anche vivi. E i diritti vanno sempre manifestati…a costo di far arrabbiare i fascisti xenofobi.

Campo Solidale Saluzzo
gentile Anna Maria Sambuci, quando parlavo di lettera, intendevo una lettera con richiesta precisa di incontro a sindaco o assessore, non una missiva “pro-forma” come quella alla Kyenge. Quanto alla xenofobia dilagante, noi ne eravamo consapevoli anche prima della manifestazione ed è proprio per questo che avremmo evitato situazioni proprio perfette per alimentarla. Noi non abbiamo mai tenuto buono nessun negretto. i negretti sono i nostri amici, che non esporremmo mai al rischio di venire ancora più emarginati di quanto sono. sappiamo bene che sono vivi, perchè li aiutiamo per quello che possiamo nelle loro necessità: salute, permessi di soggiorno, questioni legali, burocrazia, ecc. Ma non intendiamo contestare il vostro giudizio sulla condizione dei migranti nel nostro paese, anzi lo condividiamo in pieno. Soltanto, pensiamo che l’episodio saluzzese , lungi dall’essere stato costruttivo, abbia danneggiato ulteriormente la loro posizione.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Campo Solidale Saluzzo, ritengo la sua valutazione discutibile, sulla base di quanto ho cercato di argomentare nei vari commenti precedenti, in particolare rispetto all’idea che la situazione sia “peggiorata”: al più si potrebbe sostenere che una determinata situazione sia “emersa”, non crede? Quando ha tempo, potrebbe rispondere almeno ad uno dei quesiti che le ho posto in precedenza, ovvero: potrebbe descrivermi attraverso i suoi occhi che cosa è successo domenica? Grazie ed arrivederci.

Campo Solidale Saluzzo
per Canaglia X.
bene il pari e patta! Nel merito: va da sè che non parlavamo di Forza Nuova; questi sono esaltati che scattano al nero come al semaforo, lasciamoli fuori da ogni ragionamento. Che si faccia accoglienza o no, loro indossano il cappuccio comunque. Per quanto riguarda i saluzzesi, sappiamo bene che ce n’è un bel numero che “ha problemi con i migranti in genere” e appunto per questo è controproducente dare loro (falsi) argomenti per raccogliere consensi tra gli accoglienti di facciata. Buona notte

Campo Solidale Saluzzo
caro Alessandro Zanetti, certo che il nostro ragionamento è inficiato da tanta ignoranza, come lei giustamente rileva, ma da ignoranti noi ci limitiamo a registrare le reazioni che abbiamo sotto gli occhi, vedendo che di “empowerment” non c’è traccia a Saluzzo, nè prima nè dopo la manifestazione di domenica. Semmai vediamo un processo di “dispowerment”.

Filippo Franco (volontario Campo Solidale)
Ma se invece di parlarne ora su facebook il coordinamento fosse venuto prima della creazione del campo e avesse dato la disponibilità a collaborare previa discussione con responsabili del campo e delle associazioni che si sono maggiormente impegnate nel progetto, i cui nomi campeggiano in bella vista all’ingresso? Personalmente non ho mai visto un tentativo di approccio sincero e aperto.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Ciao, io ricordo diversamente: il confronto lo abbiamo sempre cercato sinceramente, innanzitutto con i residenti del campo, che te lo potranno confermare. Riguardo ad i responsabili, ci siamo visti ad una riunione in cui proponevamo un discorso di autoformazione sindacale, ricordi? Nonostante il rifiuto, abbiamo continuato a venire al campo, pur venendo spesso invitati in malo modo ad uscire, proprio come qualcuno ha fatto stamattina. Ci saranno comunque altre occasioni di confronto di persona, di questi tempi.
P.s. riguardo alle riunioni prima della creazione del campo, non siamo stati invitati, ma comunque non era nostro interesse rientrare nella sua gestione: pensavamo e continuiamo a pensare che si possa interagire con i gestori anche partendo da visioni differenti sull’idea stessa di “campo”, che – a saluzzo come altrove – sta diventando l’unica risposta ad un fenomeno che forse è piu’ variegato di come, attraverso questa forma di accoglienza, lo si rappresenta.

Filippo Franco (volontario Campo Solidale)
Si mi ricordo una volta di aver visto qualcuno del coordinamento: quando sono venuti 2 a fare qualche domanda che in realtà era una “intervista” a tradimento, come abbiamo scoperto solo un pò di tempo dopo per caso. Un bel dialogo, non c’è che dire. Sul piano delle idee potrei anche apprezzare il coordinamento, il problema é il modo di porsi contro tutti e tutto, anche di gente che ha lo stesso obbiettivo.

Anna Maria Sambuci (Brigate di Solidarietà Attiva)
ciao Filippo, nessuno di noi fa interviste a tradimento, perché non facciamo interviste. Forse ti confondi con qualcuno che è entrato nel Campo con dei scopi precisi…e abbiamo discusso con loro anche noi proprio perchè i ragazzi se ne erano lamentati con noi. Te lo posso assicurare.

Filippo Franco (volontario Campo Solidale)
No no, mi spiace. Due persone, un uomo e una donna, che si sono presentati come membri del coordinamento. Dopo li ho pure incontrati sul pullman per tornare a casa, e loro erano diretti alla sede verzuolese del coordinamento. Nella trasmissione radio dove hanno citato l’intervista hanno chiaramente detto “i compagni del coordinamento bracciantile di saluzzo”. Se poi erano esterni che si son finti vostri compagni, é un conto. Ma sulla base di questi 2 elementi mi sentirei di affermare che invece erano chi dicevano di essere

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Cecilia, lo scrivi benissimo, ma il contenuto dell’affermazione “continuiamo a pensare che si possa interagire con i gestori anche partendo da visioni differenti sull’idea stessa di “campo” on può che lasciare interdetti sul significato che attribuisci al segno “interagire”.
Interagire per te, evidentemente, significa constrastare, ove non combattere, ogni visione diversa dalla tua, ogni miglioramento che non sia l’immediato ocnseguimento del massim risultato auspicato.
Un atteggiamento che porta dritti dritti a ritenere che quando definisci come il vostro primo obiettivo raggiunto il “tematizzare” la questione migranti, tu stia certificando il fatto che le condizioni delle persone coinvolte non siano il fine ma il mezzo di una battaglia politica ideologica condotta da chi legittimamente vuole cambiare la società, ma inaccettabilmente pensa di farlo incurante di cosa la societàtà pensi, viva, desideri.
La prova di questa estremizzazione (pugna gratia pugnae) è limpida nel fatto stesso che alcuni compagni di lotta nel 2013, di fronte a ciò che nel 2014 è stato fatto al campo solidale per migliorar eocncreamente la vita di chi viene a Saluzzo per lavorare, non hanno né compreso né avallato la protesta di domenica scorsa.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Michele, purtroppo si continua un dibattito evidentemente confuso e potenzialmente infinito, poichè ognuno cerca di portare un contributo non congruo a quanto già espresso nei commenti precedenti. Risponderò solamente più a questo commento e a quello precedente di Filippo.
Riguardo a ciò che dici, non riesco a capire come sia possibile interpretare il corteo spontaneo di domenica o le (succinte) proposte portate lunedì – casa e tavolo istituzionale – come un “contrastare, ove non combattere, ogni visione diversa dalla tua, ogni miglioramento che non sia l’immediato conseguimento del massimo risultato auspicato.” In secondo luogo, direi che parlare di ideologia, cosa fatta non da te per primo, sia davvero un nascondersi dietro ad una foglia di fico: dunque adesso “tematizzare la questione migranti” (cosa da me peraltro mai detta, perchè i migranti non sono una “questione”, io ho parlato di “tematizzare l’esistenza di soggetti autonomi e pensanti”, visto che i soggetti accampati del foro boario vengono sempre chiamati in causa in terza persona, proprio come adesso, mentre domenica e lunedì hanno preso parola in prima persona) significherebbe porsi sul piano della battaglia ideologica? O ancora, parlare di “diritto alla casa” sarebbe porsi sul piano della battaglia politica ideologica? Sostenere di avere il diritto alla residenza su un dato territorio, piuttosto che alla stabilità invece che al nomadismo forzato e perpetuo sarebbe porsi sul piano della battaglia politica ideologica? Chiedere un tavolo istituzionale con comune e regione (!) è una battaglia politica ideologica? Cerchiamo di capirci. Se il problema sono i fini, va detto. Se il problema sono i mezzi – ovvero la passeggiata spontanea – è un’altra questione. Tanto più se il reale problema a scatenare le feroci reazioni dei “solidali” è il fatto che il corteo “non fosse autorizzato”. E’ una questione di forma? Insomma, si tratta di 3 questioni ben distinte e ti pregherei quindi di chiarire dove tu vedi una “estremizzazione” in tutto questo. Ti pregherei anche di evitare di additare, anche implicitamente, il Coordinamento – o me medesima – come “regista” di tale manifestazione, poichè i soggetti che vi hanno preso parte meritano quanto meno rispetto. Infine, per quando il Comitato antirazzista, se è a loro che ti riferisci in chiusura al tuo commento, non si tratta di compagni nè lotta nè di altro, da ben più di un anno. Non mi sembra questo il luogo idoneo a commentare il loro comunicato, cosa già fatta attraverso il nostro sito.
Riguardo a Filippo, io non so a cosa tu ti riferisca: non ho mai fatto interviste, nè tantomeno “a tradimento”. Mi riferivo all’incontro in cui abbiamo presentato la proposta di autoformazione sindacale, piuttosto che agli innumerevoli episodi in cui siamo stati invitati a non entrare al campo, fin dal mese di maggio.
Detto questo, chiedo scusa ma non continuerò più il dibattito su questo mezzo poichè ritengo che non porti a nulla. Mi sembra che ci siano tutte le condizioni per intavolare – in particolare con il Campo Solidale Saluzzo – un momento di confronto de visu, come già fatto in questi giorni. Arrivederci

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Carissima, scusami per l’errata citazione sulla tematizzazione.
Ciò detto, sì: parlare di diritto alla casa o diritto alla residenza è ideologia. Non esistono questi diritti come esiste il diritto a votare o ad avere cure se ci si reca in un pronto soccorso. CHiedere che esistano è legittimo, porre la questione come se esistessero e qualcuno, crudele o cieco, non lo riconoscesse è ideologico.
Lungi da me additare o stigmatizzare le manifestazioni che, spontanee o organizzate, ma pacifiche, si possono fre sempre e ci mancherebbe. Che poi servano agli scopi di chi spontaneamente le anima, beh, questo ammetterai che sia opinabile.
Sei su un pianeta dal quale osservi una realtà che non ti piace come è legittimo che sia. Ma non è un assunto ciò su cui fondi le tue riflessioni, né è l’unica via quella che indicano i tuoi comportamenti. Anzi.
In democrazia, l’unica via è esattamente il peggiore dei nemici. Ciò detto, cerchiamo di essere logici: chiedi un tavolo di coordinamento ma nel post prima scrivi che oltre a non essere stati invitati al tavolo che ha dato vita al campo solidale non vi avrebbe interessato parteciparvi. Come pensi che si possa leggere ciò?
Sono certo che continuerai il dibattito su piattaforme più acconcie e confido che vorrai, prima o poi, cominciare a praticare punti di vista diversi. Non alternativi, solo diversi.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Il diritto alla casa e – tanto più – alla residenza esistono, così come il diritto alla salute. Altra cosa è il fatto che non vengano materialmente riconosciuti, per diversi motivi – in primis il fatto di essere subordinati alla condizione lavorativa ed allo status giuridico – che davvero non mi metterò ad enumerare. Sicuramente sarà interessante discutere di tutto ciò con gli avvocati dell’asgi che seguono le attività del coordinamento a saluzzo come altrove, per entrare nel merito di queste questioni.
Riguardo al tavolo con la regione, il comune e gli organismi di controllo delle aziende agricole, l’hanno chiesto i lavoratori ed i disoccupati al Sindaco di Saluzzo, domandando di potervici partecipare tramite autorappresentanza: avevi inteso? Io non mi pongo a rappresentare nessuno, nè tantomeno lo fa il Coordinamento. Ritieni legittimo che lavoratori e disoccupati possano volersi auto-rappresentare?

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Sì, sì, discutetetene senz’altro. E poi, quando avrete risolto la secolare questione di che cosa significhi un diritto esistente non riconosciuto, avremo fatto tutti un piccolo passo in avanti.
Perché siamo strapieni di diritti riconosciuti che non abbiamo i mezzi materiali per implementare, sicché, aggiungerne all’elenco non solo non aiuta chi ci spera, ma legittima le spinte più conservatrici contro chi ci spera.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Ho già scritto che non intendo proseguire il dibattito qui sopra. Parlare di casa e di residenza – della possibilità di avere un tetto sulla testa ed accedere a tutti i diritti più fondamentali cui la residenza dà accesso (in primis proprio l’accesso alle cure sanitarie!) – non significa aggiungere nessun dirititto nuovo. E’ preoccupante vedere a che punto siamo arrivati, se ci si può permettere con nonchalance di sostenere il contrario. Proseguirò il dibattito ovunque ve ne sia lo spazio fisico, con chiunque porti un punto di vista realmente utile al confronto. Negare il fatto che casa e residenza siano diritti acquisiti da moltissimo tempo e che bisognerebbe trovare il modo di garantirli a chiunque si trovi sul nostro territorio, non mi sembra un buon punto di partenza. Buona serata.
p.s. per “sarà interessante discuterne” intendevo: con te. Tra di noi ne abbiamo già ampiamente discusso.

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Ah, certo, ma stai sicura che discuterne tra quelli che pensano alla stessa maniera, da 2500 anni almeno, non è reputata la cosa più utile al progresso della conoscenza e della coscienza.
La casa non è un diritto, né qui né altrove mentre le cure sanitarie, in questo paese lo sono: ciò che è davvero preoccupante, a mi avviso, è vedere che sfugge una differenza simile in chi ha potuto accedere ai più elevati livelli di istruzioni (quella sì, un diritto) e non certo perché abbia una casa o “la residenza”.
Anche il fatto di mescolare ad arte casa e residenza varrebbe una disamina del background ideologico, ma ti ho già sottrato troppo tempo. COnfido proprio che il progresso che auspicate arrivi e che, certamente la casa possa diventare un diritto in questo paese, ci mancherebbe,

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Ho già scritto che il diritto alla casa è subordinato alla condizione lavorativa ed allo status giuridico (come peraltro moltissimi altri diritti sanciti dalla costituzione che partono dall’assunto che il cittadino sia “un lavoratore”). Mi riferisco, ad esempio, all’art. 3 della cost. Riguardo al diritto all’assistenza sanitaria ordinaria, essa è subordinata alla residenza, che è necessaria per poter accedere anche a molti altri diritti. Nessuno ha mescolato casa e residenza, altrimenti perchè avrei parlato di casa E residenza?
Non entro neanche nel merito del fatto che qui si sta parlando di migranti con permesso per lavoro, ma anche in larga parte di persone titolari di protezione sussidiaria, per cui tutto le spettro dei diritti di cui sopra andrebbe interpretato anche in questa luce.
Passo e chiudo, anche perchè mi sembra di banalizzare io stessa i temi, a parlarne in questo modo. p.s. io ho potuto accedere ai più elevati livelli di istruzione ricevendo borse di studio, ma in larga parte sulla base del censo, condizione necessaria per avere accesso al diritto all’istruzione, a discapito della retorica “meritocratica”.

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Hai potuto studiare più delle tue nonne. La Repubblica c’entra. Dopodiché i diritti e la loro effettiva fruizione sono questioni ahinoi distinte.
Se sai di migranti respinti a un pronto soccorso in quanto privi di residenza, segnalalo perché è un vero abuso. Ma gli ospedali in Italia curano tutti.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Infatti. E lo fanno impropriamente, perchè per un’influenza non si dovrebbe andare al pronto soccorso. Si dovrebbe poter essere iscritti al SSN ed avere un medico di base – ma il requisito è il possesso di una residenza – come sanno i medici dello sportello caritas che in questi anni hanno prestato servizio per i braccianti senza tetto, compiendo nel tempo molti passi avanti. Comunque visto che si era partiti dal negare che casa e residenza fossero diritti – mentre adesso evidenzi anche tu che il problema è la effettiva fruizione di tali diritti – queste mi sembrano sottigliezze. Ciao

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Ma come puoi sostenere che casa e residenza siano diritti. Chi mai lavorerebbe per comprarsi una casa se questa fosse un diritto come votare? Ed essendo la residenza il luogo della dimora abituale, ovvio che un luogo non sia un diritto.
Diversamene dalla salute o dall’istruzione.
Altro, ben altro!, è che le istituzioni legittimamente, eccome!, facciano politiche per la casa sotto l’ombrello del comma 2 dell’art. 3 della costituzione.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Non pensavo che saremmo arrivati a discutere di cosa è un “diritto”. Pensavo ci riferissimo a quelli sociali, civili e politici, richiamando ad esempio la costituzione. Magari anche a quelli umani. Se siamo al livello di fare giochi di parole, non capisco l’utilità.
Dunque, per sintetizzare: io sostengo che esista un diritto all’abitare ed un diritto alla residenza.
Tu neghi che l’abitare (proprio per non chiamarla “casa” come luogo fisico) e la residenza (che può anche non essere un luogo fisico) siano diritti ?

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Come fa la residenza a non essere un luogo fisico se ci vuole un letto e un indirizzo per averla e questi drbbono essere stabili?
Più fisico di così!
No, la casa non è un diritto.
La sua assenza è uno degli ostacoli di cui parla l’art. 3 e contrastarne l’assenza è un obiettivo dichiarato dela rwpubblica, ma non per questo è un diritto.
Per esmplificare: se un comune non ha soldi per il sostegno agli affitti e il riacaldamento delle scuole, non ha scelta: dece preferire quest’ultimo.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Perchè il diritto all’abitare sia riconosciuto non è necessario parlare di politiche attive a ciò specificamente destinate (politiche per la casa), ad esempio se una persona si trovasse nelle condizioni di avere un salario sufficiente da poter contrattare al’interno di un dato mercato immobiliare, tale diritto le sarebbe riconosciuto. E’ proprio in virtù del fatto che l’abitare dignitoso è riconosciuto come diritto – e che la sua assenza limita di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impedendo il pieno sviluppo della persona umana – che l’art. 3 si pone l’obiettivo di contrastarne gli ostacoli. Perchè fai confusione tra questi piani?
Ed in che modo parlare di politiche attive di contrasto all’assenza di una abitazione dignitosa ti permette di sostenere che l’abitare non sia un diritto?
Infine, la residenza può essere un indirizzo fittizio. Un esempio sono quelli assegnati ai rifugiati di Torino (via della casa comunale n.1, n.2, n.3) proprio per poter garantire loro l’accesso a tutti i servizi che sono subordinati al possesso della residenza, tra cui l’accesso all’assistenza sanitaria. Prendo comunque atto delle tue posizioni, che trovo molto significative. Ora stacco sul serio. ciao

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Stacca pure, ma la confusione è tutta tua: assumere che l’impegno imposto alla Repubblica dalla costituzione ad eliminare gli ostacoli di ordine nateriale che impediscono il libero sviluppo della persona significhi che tutti hanno diritto ad avere una casa dallo Stato, è un’interpretazione creativa che ha illustri precedenti. Solo che sono precedenti al di fuori dell’alveo costituzionale e democratico.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Michele credo che molte delle affermazioni che hai sostenuto in questo thread siano estremamente gravi per un dotto giurista come te – ed infatti, ad esempio sul tema del diritto alla residenza, hai smesso di commentare. Visto che, nonostante questo e nonostante il fatto che abbia altro da fare, non mi sembra di averti negato il confronto, ti prego di evitare di etichettare gli interlocutori come eversivi ogni due per tre, quando vi è una divergenza di vedute.
Da oltre un’ora stiamo parlando di diritto alla casa e di diritto alla residenza sulla base delle disposizioni contenute nell’ordinamento, di cui tu hai negato l’esistenza. A questo punto mi rendo conto che per non ammettere l’errore ti sia più comodo tirare in ballo precedenti al di fuori dell’alveo costituzionale, ma lo trovo poco utile.
Peraltro non ho mai affermato che tutti abbiano “diritto ad avere una casa dallo Stato”. Ho parlato di “diritto all’abitare”: se non cogli questa banale differenza, che è quella che sta tra un principio e la sua implemetazione, che dovrebbe essere evidente ad un giurista, non so che dire. Saluti democratici!

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Ahahaha, scambi la cortesia per difficoltà? Davvero credi che una fictio, un’eccezione ben motivata come nel caso dei profughi, sovverta la regola per cui la reaidenza la verificano i vigili visitando una dimora abituale?
Hai ottimi argomenti di lotta politica. Il diritto è un’altra cosa.
Dimenticavo: non ti etichetto, ma riconosco le tesi che propugni.

Cecilia Rubiolo (Coordinamento Bracciantile Saluzzese)
Ci avvaliamo di ottimi consiglieri, che proprio di diritto sono esperti. Sulla residenza, certo regole ed eccezioni nella prassi (proprio perchè alcune persone di un luogo fisico di dimora abituale non dispongono…), al fine di garantire un diritto: il diritto alla residenza. ciao!!!

Michele Antonio Fino (Professore di Diritto, Università di Scienze Gastronomiche)
Viva gli ottimi consiglieri e abbasso i cattivi maestri! Ciao e a presto.

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