COO.BRA
Coordinamento Bracciantile saluzzese
Risposta al comunicato del Comitato antirazzista saluzzese
Categories: [COO.BRA Saluzzo]

Nota di risposta al comunicato “Stigmatizzare i comportamenti irresponsabili” del Comitato antirazzista saluzzese

Respingiamo al mittente l’ennesimo comunicato del Comitato antirazzista saluzzese, in cui, tra un tentativo davvero indebito di riappropriarsi del tema “casa” – sul quale nessun interesse è stato manifestato da tale gruppo, né alcun confronto è stato possibile, da almeno 14 mesi a questa parte – ed un neppure troppo velato suggerimento, evidentemente rivolto agli inquirenti in corso di indagini, rispetto alla supposta regia del Coordinamento bracciantile saluzzese nell’organizzare la manifestazione spontanea per la casa di domenica scorsa, si conferma ancora una volta la natura ambigua e sleale di alcuni soggetti facenti parte di tale Comitato.

A fine stagione 2013, dopo numerosi tentativi di confronto sul disagio abitativo, e non solo, caduti immancabilmente nel vuoto – dal momento che alle nostre proposte di costruire momenti di analisi e riflessione, il Comitato antirazzista saluzzese (i suoi soggetti egemoni) rispondeva con totale indifferenza “non interessa”, arrivando anche a boicottare apertamente le nostre iniziative (come successo in precedenza con qualunque altro soggetto, Campagne in Lotta o Brigate di Solidarietà Attiva, abbia provato, da punti di vista ideologici diversi, ad esprimere contenuti critici e confrontarsi in maniera dialettica nel merito della questioni) -, si era arrivati alla rottura. Impossibile continuare a partecipare a riunioni in cui era evidente l’assenza di volontà di confronto politico. Impossibile far finta di niente di fronte ad un boicottaggio in altre sedi venduto come divergenza ideologica, mai motivata da alcun dato di realtà, poiché al confronto politico non si è mai arrivati. Impossibile tollerare logiche gerarchiche o mancata circolazione di informazioni spacciati per libertarismo.

Nonostante questo – ben consapevoli che il discorso e le modalità del Comitato antirazzista saluzzese erano e sono egemonizzate da pochi, che non possono ritenersi rappresentativi della totalità dei suoi componenti – non abbiamo rinunciato a cercare un dialogo il più possibile aperto. Dal novembre 2013 all’aprile 2014 abbiamo organizzato una serie di assemblee il più possibile inclusive in cui confrontarci nel merito dello sfruttamento lavorativo e del disagio abitativo vissuto da migranti e rifugiati che attraversano le nostre campagne: tra Saluzzo, Castelnuovo Scrivia, Canelli, Torino, abbiamo incontrato molti compagni e compagne sinceramente interessati/e all’analisi, al confronto ed alla costruzione di percorsi politici condivisi – pur nella pluralità di punti di vista e di contesti territoriali – volti al cambiamento dell’esistente. I ripetuti inviti a partecipare a tali assemblee rivolti al Comitato antirazzista non sono mai stati degnati nemmeno di una risposta. Ancora una volta, tutto, immancabilmente, è caduto nel vuoto.

Si arriva alla stagione 2014, la diffidenza e la sfiducia da parte nostra sono ormai più che consolidate sulla base dei trascorsi, ma, per un’ultima volta, lanciamo l’invito ad un confronto politico nel merito dei temi – tra loro interconessi – su cui per alcuni mesi noi abbiamo ragionato in maniera collettiva: casa, lavoro, salute e “campi”. Lanciamo questo invito soprattutto onde evitare che le attività del Coordinamento bracciantile vengano strumentalizzate dal Comitato antirazzista attraverso rappresentazioni del tipo “diciamo le stesse cose, ma in modo diverso”. Alla luce dei fatti, siamo convinti di non dire, né fare, affatto le stesse cose e riterremmo sano chiarirlo. Al contrario, al nostro invito di confronto politico, il Comitato risponde includendoci con noncuranza nell’organizzazione della festa antirazzista: proposta che rifiutiamo per precisi motivi.

Dopo un’estate di completa assenza di comunicazione, si arriva alla settimana scorsa. Il Coordinamento bracciantile è reduce da un percorso non solo “situato” nel contesto territoriale – dove alcuni di noi sono nati ed il cui rapporto con i lavoratori migranti seguono almeno dal 2011 – ma anche e soprattutto “coerente” rispetto alla volontà di lottare contro lo sfruttamento lavorativo e la precarietà abitativa. Nell’ultimo periodo sono numerose le assemblee fatte al campo di Savigliano, poi sgomberato, e di Saluzzo, dove oltre 150 persone esprimono la necessità di una casa per poter terminare la stagione di raccolta senza ammalarsi o perchè intendono fermarsi, in cerca di un po’ di stabilità. Parliamo, ci confrontiamo, tematizziamo il problema insieme a lavoratori e disoccupati senza tetto: partono le intercettazioni, i pedinamenti della Digos, i blocchi da parte di Carabinieri e Polizia, le convocazioni in Commissariato. Diventa per noi impossibile anche solo avvicinarci al Campo. Quello che succede domenica, poi, non dobbiamo né giustificarlo, né ricostruirne fantomatiche genealogie, nè tanto meno appropriarcene: si è trattato di una banale e spontanea presa di parola che, per addirittura 5 minuti (!), ha interrotto l’evento del Comitato antirazzista. Presa di parola spontanea a cui, è evidente, il Comitato antirazzista è poco abituato. La reazione è stata autoritaria, scomposta e odiosa nei modi e nei toni, motivata dal fatto che qualcuno si è sentito vittima di un boicottaggio che esiste solo nella sua testa. La presa di parola di lavoratori e disoccupati era così spontanea, quanto urgente, che ha preso poi una sua strada autonoma, cioè quella di attraversare tranquillamente il centro cittadino per portare una singola istanza alle orecchie dei saluzzesi.

“Casa”: un tema su cui il ragionamento del Comitato antirazzista si è esaurito mesi fa, quando ha preso una precisa posizione rispetto al proliferare di campi su tutto il territorio del saluzzese, scegliendo di rientrare nella logica del conformismo rispetto a questo tipo di ospitalità, sdoganata – prima ancora di conoscerne le caratteristiche e gli effetti – come “accoglienza dignitosa” e poi utilizzata come comodo contenitore per attività ricreative.

La spettacolarizzazione del conflitto o i facili slogan non rientrano tra i nostri interessi, così come non ci interessa l’animazione, la promozione di eventi o la vendita di prodotti. Ci interessa, continua ad interessarci, il confronto, l’analisi di temi, l’elaborazione di proposte, il contatto con la realtà di lavoratori e disoccupati migranti e rifugiati, contatto che non è appannaggio esclusivo di nessuno. Ci interessa ciò che hanno da dire in prima persona e non rappresentarne le vite attraverso narrazioni in terza persona. Soprattutto, ci interessa la certezza di non avere nessuna verità in tasca, nessuna superiorità morale, né alcun feudo da difendere. Chi mantiene una costante ambiguità nel pensiero e nell’azione, per ritagliarsi uno spazio di visibilità ed un qualche tipo di potere; chi è capace solo di appropriarsi di temi su cui non è stato neanche in grado di interloquire; chi gioca ad insinuare merda sulla pelle degli altri perchè si sente per un attimo “oscurato”; chi firma comunicati come quello che il Comitato antirazzista saluzzese ha pubblicato venerdì, non fa altro che svelare da solo la propria miseria ed il nulla che ha da dire. Non abbiamo altro da aggiungere: i compagni e le compagne di strada si sanno riconoscere.

Cecilia e Manuela del Coordinamento bracciantile saluzzese

Saluzzo, 19 ottobre 2014

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