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Coordinamento Bracciantile saluzzese
“Aprite le frontiere!” – Riflessioni da Lampedusa su Soros, Arci e Celestini
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La sera del 30 Settembre tra la poesia e la musica di Giacomo Sferlazzo si conclude il Lampedusa In Festival. Arrivato alla sesta edizione il festival di Comunità, migrazioni, lotte, turismo responsabile e storie di mare è organizzato dal collettivo ASKAVUSA (a piedi scalzi).

Il Lampedusa In Festival è totalmente autofinanziato: cinque giorni di festival, quest’anno dal 25 al 30 settembre; dibattiti, incontri, presentazione di libri, mostre, musica, poesia e soprattutto documentari.
Il Lampedusa In Festival nasce come festival internazionale per documentaristi. La sesta edizione è stata vinta dal documentario The Land Between di David Fedele, uno straordinario documentario ambientato sui monti Gourougou (Marocco) al confine con Melilla (Spagna), dove centinaia di clandestini provenienti da tutto il nord ovest dell’Africa aspettano per mesi la possibilità di saltare il muro ed il filo spinato che li divide dall’Europa. Una delle frontiere più dure, dove non si muore in mare, ma si muore per le bastonate della polizia marocchina o per gli spari della Guardia Civil spagnola. Chi ha una buona memoria ricorderà l’osannato Zapatero che ordinò di sparare sui civili clandestini che cercarono di saltare la frontiera durante la sua presidenza al parlamento spagnolo.

Ma a Lampedusa dal primo Ottobre al cinque Ottobre ci sarà un altro festival, un festival istituzionale, nato per “ricordare” le 366 vittime del 3 Ottobre del 2013, morte in mare davanti alle coste di Lampedusa. Sabir, con la direzione Artistica di Ascanio Celestini e Fiorella Mannoia, organizzato dal comune di Lampedusa con Arci comitato nazionale e finanziato da George Soros con la sua fondazione Open Society. Ovviamente non mancheranno gli sciacalli istituzionali, da Angelino Alfano, alla Boldrini, alla televisione nazionale. Nei giorni antecedenti al Festival Sabir si è verificato un aumento spropositato di forze dell’ordine presenti sull’isola: polizia, carabinieri, guardia di finanza, guardia costiera, fino ad arrivare al battaglione San Marco, che molti di noi hanno visto solo sulle cronache dei giornali nelle guerre in Afghanistan o in Iraq.

Ma una domanda ci viene spontanea: cosa fanno insieme Celestini, Arci, la Mannoia e George Soros?

George Soros, che è un vero e proprio speculatore finanziario; nel 1992 la vendita di lire allo scoperto comprando dollari che costrinse la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando ad una svalutazione della nostra moneta del 30% e l’estromissione della lira dal Sistema monetario europeo (Sme). Le conseguenze furono che, per rientrare nello Sme, il governo italiano fu obbligato ad una delle più pesanti manovre finanziarie della sua storia: 93 mila miliardi di lire e fece comparsa per la prima volta l’imposta sulla casa (Ici).
George Soros, che ha creto una fondazione in Ucraina prima che il paese diventasse indipendente dalla Russia. Questa fondazione ha continuato ad operare ed ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti.
George Soros, che ha lavorato in stretta collaborazione con l’USAID, Fondazione nazionale per la democrazia, che fa il lavoro che una volta veniva fatto dalla Cia. Come la Cia, questa associazione ha lo scopo di far scoppiare una serie di “rivoluzioni “ nell’Europa dell’est e nell’Asia centrale

Un dichiaratamente anticomunista insieme ad Arci? L’associazione nata nel 1956 dal partito comunista?
Ormai Arci è una costola del Partito Democratico, la trasformazione è in atto ormai da anni. In questo momento alla guida della presidenza Nazionale dell’associazione abbiamo Francesca Chiavacci, ex presidentessa di Arci Firenze e nella giunta Renzi quando il Premier era sindaco della capoluogo toscano. Il vice presidente si chiama Filippo Miraglia, che è anche presidente di Arci immigrazione e responsabile di tutti gli SPRAR e progetti nazionali che Arci ha sparsi sul territorio, per quanto riguarda l’immigrazione.
Ci siamo avvicinati e abbiamo provato a capire come ci si può spingere a tanto pur di avere un minimo di visibilità. Le risposte del Dott. Miraglia sono state tra le più vaghe che potevamo sentire.
Miraglia dichiara alcune cose molto gravi: “In passato la OSF ha finanziato una parte consistente degli aiuti umanitari e del sostegno alla società civile durante la guerra nella ex jugoslavia, consentendo la sopravvivenza di organizzazioni democratiche e la tenuta in parte delle organizzazioni della società civile”.
Si, la stessa associazione che ha provato a fare il golpe in Venezuela, finanziando la balcanica OTPOR ed il suo gruppo gemellato JAVU, antisemita.

Sabir è uno sperpero di soldi per un festival di 5 giorni: non abbiamo le cifre esatte, ma si parla di quasi 150 mila euro. Avvoltoi che si presentano sull’isola senza conoscere le opinioni e le idee dei Lampedusani e che per voglia di emergere passano come un trattore sopra la vita delle persone; incapaci di auto organizzarsi, ma che ormai chiedono soldi a chiunque: speculatori finanziari, fondazioni bancarie, ministeri. Ci sembra incredibile come Arci non riesca ad essere un’associazione indipendente da qualsiasi finanziamento, avendo più di un milione di tesserati ed un giro d’affari annuo, per la direzione nazionale, di poco sopra i 2 milioni di euro.
Conosciamo tanti piccoli circoli e associazioni che fanno parte del circuito Arci e che hanno delle idee ben diverse da quelle del Dott. Miraglia – l’autorganizzazione, l’autofinanziamento dei progetti – e che stanno chiedendo a gran voce le dimissioni del Dott. Miraglia e una politica più etica e trasparente da parte dell’associazione.

Non abbiamo avuto la possibilità di incontrare la Mannoia, ma siamo riusciti a chiaccherare con Ascanio Celestini, grande compagno, grande intellettuale, vicino alle idee anarchiche e vicino al popolo.
Peccato che questa volta abbia deciso di prendere la direzione artistica di un festival finanziato da un anticomunista. Le chiacchere ci sono bastate: auspica la riapertura del CPA, il centro di detenzione mascherato da centro d’accoglienza, crede che i Lampedusani siano ricchi e che le scuole in fondo non cadano a pezzi. Forse Ascanio, come dice lui, ha preso una “sola”: proprio ricchi i Lampedusani non li abbiamo visti, la vita sull’isola è molto cara, cercano di vivere di turismo e di pesca, ma lo stato ha deciso e sta cercando di trasformarla in una piattaforma militare, sono ben due le caserme della guardia di finanza, due quelle dei carabinieri, guardia costiera ed una zona è interamente dedicata ai militari, su un isola che conta 4000 abitanti. Le scuole, caro Ascanio, invece purtroppo cadono a pezzi, tanto che si è formato un comitato di mamme di Lampedusa.
Mentre Celestini sarà sul palco di Arci/Soros a 500 m di distanza riapriranno la galera a cui i tunisini erano riusciti a dar fuoco nel 2011. La risposta di Ascanio – “io sono un teatrante e scrivo libri” – non basta, forse i personaggi che parlano di utopie, di rivoluzioni, di popolo non si rendono conto di quanta responsabilità hanno ai nostri occhi. Nessuno di noi crede di essere duro e puro, ma con Soros? No grazie!

Noi chiediamo, come i “clandestini” del documentario che ha vinto il Lampedusa in festival: Aprite le frontiere! Aprite le frontiere!

Quello che i Lampedusani chiedono sono punti essenziali per l’isola:

  • NO alla militarizzazione
  • NO all’apertura del Cpa
  • NO ai finanziamenti di Soros
  • SI al corridoio umanitario
  • SI all’eliminazione della convenzione di Dublino

Luca, un attivista del Coordinamento Bracciantile a Lampedusa

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