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OLTRE LO SGOMBERO. NOTE INTORNO AD UN’OCCUPAZIONE DA PARTE DI MIGRANTI A BERLINO

fonte: users2.unimi.it/escapes/

Da ormai undici giorni è in atto il tentativo di sgombero di una ex scuola nel quartiere di Kreuzberg (Berlino), occupata da un gruppo eterogeneo di rifugiati e migranti. L’ampio rilievo che è stato dato a questo evento sui media tedeschi, rispecchia la rilevanza politica della questione che si cela dietro allo sgombero.

Data la visibilità di questo evento ci sembra importante mettere in luce i processi che hanno portato alla situazione attuale: lo sgombero della scuola è soltanto la punta dell’iceberg di una realtà complessa (la parte più visibile di una realtà complessa), che si articola su vari livelli e coinvolge diversi attori.

Oranienplatz

Oranienplatz

A partire dall’autunno del 2012 un gruppo di richiedenti asilo auto organizzati hanno occupato una piazza del quartiere di Kreuzberg (Oranienplatz), punto di arrivo di una marcia di protesta per l’abolizione della Residenzpflicht, letteralmente “obbligo di residenza”, una misura amministrativa che limita la mobilità dei richiedenti asilo, confinandoli nel distretto amministrativo in cui sono registrati. Oranienplatz, luogo centrale e di passaggio del quartiere, è diventata la dimora di numerosi titolari di protezione che vivevano in una decina di tende e uno spazio di aggregazione e scambio di informazioni per la popolazione migrante, grazie anche alla presenza di un infopoint. La presenza continuativa e numerosa di gruppi di advocacy, supporter, gruppi politici, privati cittadini e dei migranti stessi, ha reso la piazza un centro nevralgico intorno al quale si sono sviluppate reti sociali e attività in supporto alla protesta, tra le quali l’occupazione della ex scuola “Gerhart Hauptmann” a Kreuzberg. La scuola occupata ha ospitato fin dall’inizio una popolazione molto eterogenea di migranti, tra cui richiedenti asilo in Germania, persone titolari di status di protezione umanitaria e/o sussidiaria ottenuto in Italia, Spagna e Portogallo, migranti irregolari, e senza fissa dimora. Tra queste persone il gruppo che si è fatto più sentire è stato quello di coloro che hanno ottenuto un permesso di protezione umanitaria in Italia durante l’Emergenza Nord Africa tra il 2011 e il 2012. Sulla scia delle proteste che erano state innescate ad Amburgo dal gruppo autodefinito Lampedusa in Hamburg, si è andato costituendo anche a Berlino un gruppo che rivendicava il proprio diritto a muoversi liberamente sul territorio europeo e scegliere il paese in cui vivere:

“We are Refugees coming from Italy with international protection, but no rights! We survived the NATO bombings and the civil war in Libya, to be homeless in Italy. Thousands of us are now in Germany in the same conditions: no housing, no access to social help, no access to the job market. We demand for a political solution.
We are here and we won’t go back!
If we had found possible conditions in Italy, we would stay there. There was no perspective anymore. Italian government closed the programs of reception – the so called Emergency North Africa – throwing the people basically on the street. 500 EUR were given to each refugee with the suggestion to go away. Where? To Northern Europe. […]”

(Descrizione presa dalla pagina facebook Lampedusa in Berlin, Febbraio 2014)

La prima reazione delle autorità tedesche sia a livello nazionale che a livello locale è stata quella di non riconoscere il problema come di propria competenza: sulla base del Regolamento di Dublino, infatti la Germania non è tenuta a farsi carico delle persone che hanno ottenuto un riconoscimento formale in Italia o in qualsiasi altro paese. Successivamente, la permanente occupazione della piazza e i nuovi arrivi di persone dall’Italia hanno fatto sì che la situazione si trasformasse in un problema politico soprattutto a livello locale.

Le pressanti rivendicazioni del gruppo Lampedusa in Berlin hanno portato all’apertura di un processo di negoziazione con il Senato di Berlino che ha visto come attori coinvolti, oltre a queste due parti, anche gruppi di advocacy e comitati di supporto in favore degli occupanti.

Occorre precisare che la città di Berlino dal punto di vista amministrativo è un Land (una Regione), di conseguenza è dotata di un organo esecutivo (regionale): il Senato. Inoltre, ogni quartiere ha una municipalità e un sindaco di riferimento. Ad ognuno di questi livelli di governo corrispondono diversi obblighi, poteri e possibilità di intervento su questioni cittadine.

“Nessuna deportazione, nessun obbligo di residenza”

“Nessuna deportazione, nessun obbligo di residenza”

I diversi tentativi di sgombero della piazza voluti dal Ministro dell’interno di Berlino della CDU, Frank Henkel, sono stati ripetutamente respinti da manifestazioni spontanee in supporto alla lotta di Lampedusa in Berlin. Inoltre il sindaco del quartiere di Kreuzberg, Monika Hermann dei Grüne Partei (il partito dei verdi), non ha ostacolato l’occupazione della piazza, dichiarandosi sempre contraria alle azioni di forza da parte della polizia richieste da Henkel. Questa opposizione si inscrive nel contesto politico-culturale che caratterizza il quartiere di Kreuzberg, protagonista di una lunga tradizione di lotte e occupazioni che hanno avuto luogo dalla fine degli anni ’70; tradizione che si è resa visibile anche attraverso le azioni di solidarietà spontanee da parte di residenti nel quartiere che hanno portato cibo, offerto corsi di lingua, consulenze legali, momenti di socialità e coinvolgimento in attività e progetti.

La questione di Oranienplatz è diventata un terreno di scontro politico su più livelli. A livello locale ha intensificato la tensione tra le forze politiche rappresentando un banco di prova per le alleanze tra la SPD e i Grüne o la CDU. Al momento , infatti, la città di Berlino è governata dalla coalizione composta da SPD (partito maggioritario) e CDU. Ma questa alleanza è stata fragile fin dall’inizio, poiché la SPD non ha mai escluso la possibilità di romperla in vista di una nuova alleanza con il partito dei verdi (Grüne). A livello nazionale e sovra nazionale invece le rivendicazioni dei Lampedusa in Berlin mettono in discussione gli accordi di Schengen e il regolamento Dublino, sfidando i governi dei diversi stati ad agire in termini europei anziché nazionali. Qualora la Germania includesse il gruppo dei Lampedusa in Berlin nel sistema d’asilo tedesco, dandogli la possibilità di vivere e lavorare in Germania, creerebbe un precedente producendo una crepa nel sistema Dublino di cui essa stessa è grande promotrice.

La soluzione che è stata proposta dal Senato di Berlino ha portato alla creazione di una lista di persone registrate come appartenenti al gruppo di Oranienplatz: è stato promesso l’inserimento nel sistema d’accoglienza tedesco (posto letto + sussidio) in attesa dell’esame di ogni singolo caso.

Diverse sono le criticità di questa proposta. Prima tra tutte il fatto che non si sia scelta una soluzione collettiva ma piuttosto si voglia procedere analizzando tutti i singoli casi sulla base del paese di origine, cosa che non era stata fatta al loro arrivo in Italia, che gli ha riconosciuto – anche se tardivamente – la protezione umanitaria poiché scappavano dalla guerra in Libia. In secondo luogo la gestione dell’iscrizione alla lista è stata permessa in tempi ridicolmente brevi (poche settimane), riducendo di fatto la possibilità di accesso per quelle persone che in quel dato momento non si trovavano in città, ma in Italia per il rinnovo dei documenti.

A seguito del raggiungimento dell’accordo nel marzo 2014 tra senato e gruppo Lampedusa (non senza spaccature all’interno di quest’ultimo) gli occupanti hanno smontato le tende ad Oranienplatz. Molti sono stati distribuiti in sistemazioni abitative preesistenti in punti diversi della città, ma molti altri hanno trovato un luogo per dormire nella scuola occupata, spostando così la tensione politica da Oranienplatz alla scuola.

Il tentativo di sgomberare la scuola, in atto da martedì 24 giugno, e non ancora portato a termine, dimostra la riproduzione delle stesse dinamiche di conflitto tra forze politiche e attori in gioco che si era presentata con Oranienplatz. Durante la giornata di martedì, quando è stato reso pubblico l’inizio dell’intervento delle forze di polizia (900 agenti provenienti da tutta la Germania), sono state portate via più di 100 persone tra cui richiedenti asilo, titolari di protezione umanitaria in Italia e irregolari. Intorno alla scuola si sono formati subito dei presidi di solidarietà e supporto ai pochi migranti rimasti dentro l’edificio che sono saliti sul tetto dove si trovano tutt’ora.

La difficoltà nello sgomberare la scuola rispecchia la complessità dei temi che si intrecciano su questa problematica, e sul modo di gestirla. La scuola è diventata il campo di battaglia sul quale si fronteggiano i giochi politici a livello locale e rivendicazioni quali la libertà di movimento e il diritto di scegliere il paese dove volere restare, che si collocano su un piano europeo ed internazionale. L’intreccio contraddittorio tra questi livelli e le forze politiche in gioco, incidono sui corpi e i percorsi dei soggetti migranti, condannandoli a una condizione di continua sospensione che reitera l’esperienza della migrazione e blocca la possibilità di costruire un proprio progetto.

Berlino, 04 Luglio 2014

Elena Fontanari, Giulia Borri

 

Post- scriptum

Oggi 5 luglio le forze di polizia si sono ritirate, la richiesta di sgombero è stata annullata dal sindaco di Kreuzberg (Monika Herrman). L’idea è di ristrutturare  la ex-scuola trasformandola in un centro di accoglienza. Al momento un numero ridotto di poliziotti continua a presidiare l’ingresso della scuola. La situazione appare conclusa ma il processo di negoziazione per il riconoscimento del diritto a restare in Germania di queste persone è ancora aperto. La partita è ancora tutta da giocare, e la posta in gioco è molto alta.

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Ascolta il contributo di Giulia su Radio Blackout del 7 luglio:
Kreuzberg, Berlino: la lotta di rifugiati e rifugiate continua

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